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Controllare la badante o la baby sitter installando una telecamera si può?

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Controllare una persona tramite l’installazione di una telecamera nascosta per registrare ciò che fa a sua insaputa è una questione assai dibattuta.

Se da una parte consentirebbe di prevenire il rischio di crimini, come nei casi di violenza su minori ed anziani, dall’altra, costituirebbe una violazione della privacy di lavoratori come colf, badanti e babysitter e, in quanto tale, in contrasto con lo Statuto dei lavoratori, che vieta controlli a distanza con telecamere e videosorveglianza.

Lo Statuto dei lavoratori, con il Jobs Act, ha subito parziali modifiche, liberalizzando l’uso di telecamere e sistemi di videoripresa dei lavoratori. Questo a condizione che ricorrano i seguenti presupposti:

1) lo scopo del controllo non sia quello di verificare la qualità della prestazione lavorativa

 

2) le rappresentanze sindacali o della Direzione territoriale del lavoro (Dtl) abbiano autorizzato anticipatamente il controllo

3) l’obiettivo del controllo punti a salvaguardare l’azienda, la sicurezza del lavoro e del patrimonio aziendale e mai a verificare la qualità della prestazione lavorativa.

Nel caso in cui le telecamere nascoste siano installate per scongiurare attività potenzialmente criminose è possibile eludere questi requisiti.

 

Nel caso in cui un dipendente rubi dalla cassa o si appropri di alcuni oggetti del magazzino, di una badante che picchia l’anziano o di una babysitter che si addormenta davanti alla televisione o che si apparta mentre il bambino piccolo piange nella culla, le prove registrate da queste telecamere, anche se ottenute senza il consenso del dipendente e dei sindacati, possono essere utilizzate in un eventuale processo penale contro il dipendente incriminato.

Inoltre, se si è scontenti dell’operato della propria badante/colf, si è autorizzati a licenziarla di punto in bianco, poiché il contratto collettivo nazionale delle colf dice che è possibile, in maniera eccezionale, il recesso libero, ossia senza giusta causa o giustificato motivo, a patto che venga dato il preavviso. Le comuni regole dei dipendenti, quindi, non valgono.

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