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Separazione e divorzio in Comune: quando e come si fa

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La coppia sposata che vuole separarsi, oppure la coppia già separata che vuole divorziare, può dirsi addio anche in Comune, presentandosi all’ufficio di stato civile: una novità entrata in vigore nel dicembre 2014, tuttavia, è consentita solo a determinate condizioni.

La separazione o il divorzio in Comune, presso l’ufficio di stato civile, è consentito solo a determinate condizioni:

– la coppia non deve avere avuto figli dall’unione i quali siano ancora minorenni, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci. Non vengono considerati i figli nati da eventuali precedenti relazioni

– la coppia deve avere trovato un accordo su tutti gli aspetti della separazione, sia per quanto riguarda le questioni personali che patrimoniali. La separazione o il divorzio in Comune sostituiscono la cosiddetta separazione/divorzio consensuale che prima si faceva davanti al Presidente del Tribunale, in un’unica udienza

– l’accordo non può disciplinare trasferimenti patrimoniali tra i coniugi come, ad esempio, l’assegnazione della casa, arredi e altri mobili presenti nell’abitazione, l’autovettura, conti correnti bancari, titoli, depositi, libretti di risparmio, ecc. Per dividere questi beni c’è bisogno di un’autonoma scrittura privata firmata in separata sede oppure ricorrere alla negoziazione assistita degli avvocati.

 

La norma vieta la possibilità di regolare in Comune i trasferimenti patrimoniali: alcuni ritengono che, in questo concetto, vada inserito anche l’assegno di mantenimento. In alcuni Comuni ciò non costituisce un ostacolo e dunque i coniugi potranno stabilire l’obbligo per il marito di versare alla ex moglie un assegno di mantenimento. Per evitare sorprese sarà meglio informarsi prima presso l’ufficio.
Per coloro che vogliano separarsi consensualmente ma che non si trovano nelle condizioni appena elencate, la legge prevede la possibilità di rivolgersi, oltre che al Tribunale, anche direttamente ai propri avvocati attraverso il procedimento chiamato “negoziazione assistita”.

 

I coniugi possono recarsi sia presso il Comune ove hanno contratto matrimonio che presso il Comune di residenza di uno dei due coniugi o di entrambi. In particolare, bisognerà presentarsi all’Ufficio di stato civile.

 Quanto alla documentazione necessaria per attivare il procedimento innanzi all’ufficio di stato civile, è necessario:

 – per la separazione: documento di identità dei coniugi e l’autocertificazione contenente le dichiarazioni sulla residenza, luogo e data di matrimonio, assenza di figli.

 – per il divorzio: documento di identità dei coniugi; l’autocertificazione contenente le dichiarazioni sulla residenza, luogo e data di matrimonio, assenza di figli. Andrà poi presentata la copia conforme rilasciata dalla cancelleria del tribunale della sentenza di separazione giudiziale (se i coniugi si erano separati in via giudiziale in tribunale) o del decreto di omologa di separazione (se i coniugi si erano separati consensualmente in tribunale) o l’originale dell’accordo di separazione (se i coniugi si erano separati con la negoziazione assistita).

È dovuto un diritto fisso di € 16,00 in contanti.

In alcuni Comuni è richiesto un primo e informale incontro al fine di verificare la documentazione e la competenza dell’ufficio a ricevere l’atto. Viene quindi avanzata la richiesta di avvio del procedimento (in alcuni Comuni è richiesta la compilazione di un modulo prestampato). In altri Comuni, invece, si deve telefonare per concordare un appuntamento per procedere all’iter di separazione o divorzio.

 

La procedura vera e propria viene cadenzata in due momenti

– al primo incontro il Sindaco o l’ufficiale di stato civile redige l’accordo di separazione che i coniugi gli riferiscono avere raggiunto. Dopo aver compilato l’accordo, il pubblico ufficiale dà ai coniugi appuntamento per un secondo incontro che non può essere prima di 30 giorni;  

– al secondo incontro, viene richiesto ai coniugi di confermare l’intenzione di separarsi o di divorziare. La ragione di questo lasso di tempo è per consentire loro una pausa di riflessione sulla scelta in atto.

Se al secondo appuntamento si presentano entrambi i coniugi l’accordo di separazione è valido ed ha la stessa efficacia della sentenza di separazione omologata dal tribunale. Il Comune, a questo punto, invia l’atto agli uffici competenti per le annotazioni sull’atto di matrimonio. I coniugi possono sempre chiedere una copia autentica dell’accordo depositato in Comune.

Se, invece, al secondo appuntamento non si presenta uno o entrambi i coniugi, l’accordo di separazione non è valido e decade. I coniugi potranno tuttavia presentarsi in qualsiasi successivo momento per avviare, di nuovo, l’intera procedura da capo: il fatto di aver fatto decadere un primo tentativo non preclude la possibilità di riprovarci in seguito.

 

Nella separazione o divorzio davanti al Comune non c’è bisogno di avvocati ma nulla esclude che una delle due parti o entrambi si facciano accompagnare da altri soggetti.

Per chi si è separato e vuole divorziare in Comune, il procedimento può essere attivato solo a condizione che: 

– siano decorsi sei mesi, se la precedente separazione era stata consensuale (in tribunale, in Comune o con la negoziazione assistita);

– sia decorso un anno, se la precedente separazione era stata “giudiziale” (ossia con una causa in tribunale).

 

Insieme agli accordi di separazione o divorzio i coniugi possono regolare in Comune anche eventuali modifiche degli accordi di separazione o divorzio precedentemente fissati.

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